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Distant Lights from Dark Places

12 novembre 2019

Bagliori lontani da luoghi oscuri
un radiodramma di Andrew Bovell

Lo spettacolo

Distant Lights from Dark Places, singolare testo teatrale di Andrew Bovell, ha la sua origine come atto unico breve per poi diventare la parte originaria dei tre capitoli o ‘variazioni’ di cui si comporrà “Speaking in Tongues”, il lavoro che farà conoscere Bovell a un pubblico internazionale, anche grazie a “Lantana”, film tratto dallo stesso testo teatrale di cui Bovell curerà la sceneggiatura. “Distant Lights from Dark Places” già dalla propria origine si disegna con una natura fortemente ‘radiofonica’ e sonora, tanto che nella seconda metà degli anni ’90 è prodotto dalla ABC National Radio Drama australiana.

Valerie Somers è con la macchina in panne in una strada secondaria, Sarah Phelan decide di andare in analisi per risolvere i propri problemi relazionali. Neil Toohey rilegge le lettere di un vecchio amore e ricomincia, dopo anni, a scriverle. Noel Robson si ritrova sotto interrogatorio in una stazione di polizia. Messaggi incessanti a una segreteria telefonica mentre scende la sera, colloqui con una terapista che riesce solo a tossire, un interrogatorio che si trasforma in uno struggente racconto dell’orrore, una serie di lettere a una donna che non sa e non vuole rispondere. Quattro richieste d’aiuto, tentativi di cui si sveleranno le ragioni, ma che rimarranno tutte – in un modo o nell’altro – senza risposta.

 

NOTE

Distant Lights from Dark Places – come in un thriller da togliere il fiato – mette in scena due uomini e due donne, colti in situazioni precarie e ambigue, ‘già in atto’ da un certo tempo, situazioni solo apparentemente scollegate tra loro, ma questo lo capiremo solo con il procedere della storia. Ciò che hanno in comune queste storie, a guardar bene, sono relazioni incerte e vacillanti che metteranno tutti i protagonisti in uno stato di struggente e pericoloso isolamento.

Bovell sa dar vita a desideri e bisogni di uomini e donne ‘comuni’, usa eventi apparentemente casuali giocando magistralmente con linguaggi e codici stratificati per costruire un piccolo gioiello che ragiona d’incontri mancati, di parole non dette, dell’impossibilità d’amare e di farsi vedere. D’incidenti e assenze. E sotto – quasi psicanaliticamente – il caso cieco, l’azzardo e la paura, motori oscuri e sorprendenti delle nostre comuni esistenze; e un sogno in cui tutti i personaggi sembrano scivolare – spazio reale e ‘innaturale’ a un tempo, luogo del subconscio e delle proiezioni – che, come una sorta di nastro di Moebius in cui qualcosa non torna, ri-disegna quella che chiamiamo, forse, realtà.

 

LORENZO PAVOLINI, UNA NOTA

“Bagliori lontani da luoghi oscuri” è un atto unico di intimità parallele e convergenti in puro stile Bovell, per come ce lo hanno fatto conoscere Lisa Ferlazzo Natoli e lacasadargilla portando in scena “When the Rain Stops Falling” e per chi ricorda un film come “Lantana” di cui questo atto unico costituisce una sorta di incunabolo. Interrogatori di polizia, lettere, telefonate, psicoterapia, dialoghi che sembrano presi in prestito da altre vite. Discorsi rivolti a interlocutori precisi, ma che mancano di poco il bersaglio, lo sfiorano per colpire invece noi che vi assistiamo. I destini dei personaggi appaiono segnati nella sovrapposizione, come fogli di carta uno sull’altro, destini dal tratto deciso che trapela in controluce, visibile attraverso il foglio che gli sta sopra, coincidente in alcuni segni, in determinati gesti e parole, come una reazione comune, un riflesso di inaccettabile solitudine. La narrazione polifonica di Bovell riesce nel prodigio di far ritrovare i suoi personaggi e noi che li ascoltiamo nello stesso sogno inquieto, sul margine dell’abitato e della vita, al cospetto del medesimo equivoco. Lo intuiremo per primi, e ne resteremo comunque impotenti testimoni.

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