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Un dettaglio minore

11 – 15 marzo 2026

dal romanzo di Adania Shibli
regia e ideazione scenica di Massimo Luconi
con Dalal Suleiman

 

Lo spettacolo

Con una narrazione tagliente, fatta di parole calibrate e sentimenti trattenuti, Un dettaglio minore va al cuore di un’esistenza segnata dall’annullamento e dalla privazione di sé, com’è la vita nella Palestina occupata, rivelandoci quanto sia ancora difficile riunire i frammenti di una storia rimasta troppo a lungo nascosta.  Durante l’estate del 1949, alcuni soldati israeliani attaccano un gruppo di beduini nel deserto del Negev, uccidendo tutti tranne un’adolescente. La ragazza viene catturata, stuprata, uccisa e sepolta nella sabbia. Molti anni dopo, ai giorni nostri, una donna prova a ripercorrere quell’omicidio. È colpita da quel delitto a tal punto da trasformarlo in un’ossessione, non solo a causa dell’efferatezza del crimine, ma perché è stato commesso esattamente venticinque anni prima, il giorno in cui è nata. Questa donna coraggiosa, che sfida la paura dei soldati, dei chekpoint,  la paura di non poter andare da una  zona a un’altra, come vivendo in una specie di transfer per lei ossessivo e inevitabile, si avventurerà sulle tracce di quell’episodio per scoprire la verità e ridare dignità a quella ragazza adolescente e senza colpe, e cercare di ricostruire e di riappropriarsi della storia di una terra, oramai  dimenticata e sepolta sotto la sabbia e la burocrazia di tanti accordi politici disattesi. Si sviluppano così due narrazioni che si sovrappongono e si intersecano: l’omicidio e lo stupro di una giovane donna palestinese avvenuto nel 1949 e la violenza sistematica in tutti questi anni, su una terra, spezzata, frammentata, colonizzata, che ogni palestinese vive sulla sua pelle dal momento in cui nasce fino alla morte.
Un dettaglio minore è una narrazione fatta di sentimenti estremi, ma trattenuti in cui traspare forte e chiara un’emozione e una tensione che ci avvince e che ci racconta qualcosa che conosciamo poco e forse anche male. Una narrazione che ci fa scoprire che al mondo c’è chi non può andare dalla zona A alla C di una stessa città.

Lo spettacolo, interpretato da Dalal Suleiman, una attrice italo palestinese di grande forza e sensibilità narrativa, è anche il pretesto per raccontare il nostro presente, durante il quale si compie la tragedia di Gaza e del popolo palestinese. “Il tragitto più lungo che posso compiere con la mia carta d’identità verde, che attesta la mia appartenenza alla zona A, è da casa mia al mio nuovo lavoro. Dal punto di vista legale, però, ogni abitante della zona A può recarsi nella zona B a meno che non ci siano circostanze politiche o militari a impedirlo. In realtà, oggi queste circostanze eccezionali sono talmente tante che sono diventate la norma”.

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