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L’estasi della lotta

16 – 19 aprile 2026

progetto di e con Carlotta Viscovo
drammaturgia Angela Dematté
supervisione dei movimenti Alessandra Cristiani
dramaturg Alice Sinigaglia

Lo spettacolo

Scritto da Angela Dematté, L’estasi della lotta è un progetto intimo e personale di Carlotta Viscovo, attrice torinese ed ex portavoce dei lavoratori e delle lavoratrici dello spettacolo. Nasce dal desiderio di raccontare Camille Claudel non come vittima o amante abbandonata, ma restituendo centralità e dignità alla sua opera. Claudel, nata nel 1864, visse un’intensa relazione artistica e sentimentale con Auguste Rodin, creando opere straordinarie segnate da un destino difficile. La rottura con Rodin lasciò un segno indelebile: a 33 anni si ritrovò sola, in un mondo ostile verso una donna che esercitava un mestiere “maschile” e rivendicava la propria libertà. Internata nel 1913, trascorse gli ultimi trent’anni in manicomio, morendo sola nel 1943. Il suo talento, sostenuto inizialmente dal padre e riconosciuto pienamente solo dopo la morte, la rende oggi una delle figure più tragiche e affascinanti della scultura moderna.

Carlotta Viscovo, cresciuta a Torino in una famiglia improntata al rigore, dopo aver rinunciato alla carriera tennistica si forma come attrice alla Scuola del Teatro Stabile, diplomandosi nel 2000 e lavorando con importanti maestri della scena contemporanea. Per lei il teatro è una necessità vitale: investe nella formazione e nella ricerca, costruendo un percorso artistico intenso e coerente. L’esperienza sindacale segna profondamente il suo cammino, conducendola a un periodo di isolamento e inattività; dal 2022 torna sulle scene, senza abbandonare il progetto di uno spettacolo dedicato a Camille Claudel.

Camille e Carlotta: due artiste in lotta, incapaci di conciliare l’ambizione artistica con un’esigenza radicale di verità e giustizia. In scena, un corpo che si fa scultura e dialoga con la materia, attraversato da parole e immagini concrete, quotidiane, radicate tanto nel passato quanto nel presente. Un terzo personaggio emerge e le attraversa entrambe, interrogando il rapporto tra corpo e protesta, tra dimensione intima e ruolo politico dell’artista, tra arte e mercato, tra ambizione e autosabotaggio. La parola, da sola, non basta: occorre tornare al corpo, farlo vibrare nella sua potenza, per sfiorare l’estasi.

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