Si comunica che lo spettacolo “Le Baccanti” in programma nella serata del 25/06/2026, presso il Teatro romano di Ostia Antica, è stato definitivamente interrotto dopo circa 55 minuti dal suo inizio a causa di un improvviso e forte rovescio temporalesco, che ha reso impossibile il proseguimento dell’evento in condizioni di sicurezza per gli artisti, le maestranze tecniche e il pubblico presente.
In merito alle richieste pervenute e nel rispetto della massima trasparenza, la Direzione precisa quanto segue:
In conformità con i Termini e le Condizioni Generali di Vendita e il Regolamento di Biglietteria, esplicitamente accettati dall’acquirente sia in fase di acquisto online (circuito Vivaticket) sia presso la biglietteria fisica del teatro (ai sensi dell’art. 1341 c.c.), non è previsto il rimborso dei titoli d’accesso qualora l’interruzione dello spettacolo avvenga per cause di forza maggiore successive al suo inizio.
Avendo la rappresentazione superato i 50 minuti di esecuzione — e dunque la soglia di durata prevista dai regolamenti per gli spettacoli all’aperto — la prestazione artistica si considera parzialmente eseguita e il biglietto non è rimborsabile o sostituibile, indipendentemente dal canale di vendita utilizzato.
La Direzione esprime il proprio profondo rammarico per il disagio causato dalle condizioni meteo avverse e desidera ringraziare sentitamente il pubblico per la collaborazione, la compostezza e il senso di responsabilità dimostrati durante il deflusso dalla struttura.
La Direzione
Il grande Maestro greco Theodoros Terzopoulos porta in scena per la settima volta il testo di Euripide. Dioniso è l’archetipo del rifugiato e l’arte del teatro un viaggio di rifugiati con continue trasformazioni.
«Baccanti è una tragedia emblematica per la mia visione teatrale. È di estrema importanza proporre Baccanti in questo momento, laddove Dioniso incarna l’archetipo del rifugiato, partito da Tmolos tremila anni fa, ha viaggiato nelle zone di guerra del Medio Oriente, per finire, oggi, nel mar Mediterraneo, sulle coste di Creta o Lampedusa. Il suo tragitto ci ricorda che l’arte del teatro è un viaggio infinito, percorso da persone in fuga, in continua trasformazione, che il Male si può mascherare da Merito e viceversa, e che l’enigma della morte racchiude una prospettiva di vita; ci ricorda che la Parola è Terra, che la Conoscenza è Consapevolezza, la Passione è la sua Negazione e l’Armonia è la sua Contraddizione. Dioniso sale sul palco e ci invita a rompere, insieme, lo specchio del narcisismo, lasciando che i suoi frammenti diano vita a una nuova immagine. Torna da noi come uno straniero e ci invita a sacrificare il nostro corpo sull’altare dell’Ignoto e del Trascendente. In tempi difficili, come i nostri, mentre il faro del teatro continua a illuminare se stesso, Dioniso ci invita a illuminare il futuro con la luce della vita, e ricostruire insieme un Nuovo Mito».
Theodoros Terzopoulos