Leonardo Lidi affida ad Amleto una riflessione appassionata sul senso e sulla necessità della scena contemporanea, intesa come luogo di ricerca, di verità e di resistenza alla superficialità del presente. Al centro dello spettacolo c’è un cast di sette interpreti, sette possibili Amleti guidati da Mario Pirrello, che moltiplicano la figura del principe di Danimarca, costruendo al tempo stesso una distanza dalla sua iconografia e una profonda adesione alla sua inquietudine e alla sua umanità.
Per Lidi, il teatro è ancora uno strumento capace di smascherare le menzogne del potere, interrogare il presente e rivelare ciò che si nasconde dietro le apparenze. In opposizione alla logica del consenso immediato e alla semplificazione del racconto biografico, la scena sceglie di indagare l’anima dell’essere umano, ciò che sfugge alla rappresentazione e che proprio attraverso la rappresentazione può emergere.
In un universo volutamente artificiale e dichiaratamente teatrale, Amleto diventa così un viaggio nel dolore, nel dubbio e nel desiderio di verità. Un omaggio alla forza insostituibile del teatro, alla sua capacità di creare comunità e di dare forma a ciò che, come ricorda il principe di Danimarca, «va oltre lo spettacolo».