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Una casa di bambola

7 – 19 febbraio 2017

di Henrik Ibsen
traduzione, adattamento, regia Andrée Ruth Shammah

Lo spettacolo

A quasi 140 anni dalla sua stesura, Casa di bambola di Henrik Ibsen continua a essere uno dei testi più rappresentati in giro per il mondo e al tempo stesso uno dei misteri più enigmatici della drammaturgia mondiale. Antesignana testimonianza di lotta femminista o, al contrario, come sostiene Roberto Alonge, matrimonio sbilanciato in cui il marito Torvald è padre-dominatore e Nora moglie-bambina.

Nora è dunque vittima o carnefice manipolatrice? Nella versione diretta e adattata da Andrée Ruth Shammah (anche traduttrice) le profonde ambiguità del testo ibseniano sono accarezzate e coltivate, indagate nelle loro pieghe più sottili e invisibili. E questa ricerca anche testuale sul dramma borghese per eccellenza produce un intreccio avvincente come un thriller, avvalendosi di un grande cast con Filippo Timi mattatore debordante ma anche altamente introspettivo nei molteplici panni del marito, del dottore e dell’usuraio e Marina Rocco che è una Nora dalla fragilità incantata, ma al contempo scaltra e contemporanea.

Questa complessa concatenazione di eventi, colma di sentimenti e passioni, truffe e calcoli, inganni, utopie e rese dei conti, è solo un pretesto che Andrée Ruth Shammah usa per coinvolgerci in un appassionante viaggio nei rapporti tra i diversi e sofisticati ruoli maschili e femminili che popolano il testo di Ibsen, tenendo però ben presente la natura ambigua di Nora, responsabile principale di quella semplificazione ricorrente su Casa di bambola che nel testo, così come nella vita, in realtà non esiste.

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