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Prima nazionale

Il Capitale di Karl Marx

14 -16 giugno 2018

Quasi un vangelo apocrifo in ventiquattro scene

contributi filosofici Karl Marx, Alain Badiou, Aristotele

Lo spettacolo

“Se c’è un pensatore che ha lasciato un segno indelebile nel secolo scorso, questo è Marx.”
Eric Hobsbawm

Ventidue giovani artisti in scena tra attrici, attori, cantanti e musicisti che in collaborazione con il Conservatorio di Santa Cecilia, l’Istituto dell’Enciclopedia Treccani, il Progetto Speciale MIBACT, il “Liceo Artistico Via di Ripetta” e la produzione del Teatro di Roma, soffiano nel vento della storia come strumenti formidabili e potenti per una drammaturgia dei concetti, articolata e messa in scena da Marco Lucchesi, attraverso l’incarnazione attoriale di tesi, contro tesi, antitesi e riflessioni contenute ne Il Capitale di Karl Marx.  Uno spettacolo che alterna l’opera alla prosa, il canto al poema, la Canzone di giacca napoletana a  Bob Dylan a Luis Bacalov con le note di “Estaba la madre”, opera gravida del dolore della tragedia argentina, in grado di accogliere un nuovo testo con altri dolori di altre tragedie.

L’alto ed il basso delle riflessioni marxiane, pagine di pura letteratura alternate a formidabili racconti da strada che si rincorrono schizofrenici nell’opera monumentale di Marx, recitate in forma di dialoghi, di brevi monologhi, di citazioni o di azioni sceniche, su e giù per una simbolica scalinata che occuperà inesorabilmente tutto il palco del teatro offrendo agli attori numerosi palcoscenici a diversi livelli di altezza. Luoghi ascensionali o sprofondanti nella scala sociale, mistica, filosofica, umana.

Quasi un Vangelo apocrifo che si avvia ad entrare nel patrimonio dell’umanità, senza ormai paternità politiche o confessionali, ma come testimonianza pop della rivoluzionaria attitudine umana al pensiero.

 

 

Visto da un progressista: “… se esso ha inciso così profondamente su centocinquant’anni di storia, se ha avuto un effetto paragonabile solo a quello dei fondatori di religioni, ciò significa che ha toccato dei punti nevralgici, che ha dato risposta a dei bisogni essenziali…” Stefano Petrucciani (Corriere della Sera)

Visto da un comunista: “… le previsioni per cui anche i critici meno prevenuti lo avevano dato per superato e inutile, come quella dell’inevitabilità delle crisi cicliche, sono risultate esatte: la nuova ondata di crisi che si protrae da un decennio ha smentito che dopo il 1929 il capitalismo avesse trovato un rimedio efficace ai suoi mali cronici..” Antonio Moscato (Corriere della Sera)

Visto da un cristiano“… al pari della religione cristiana, anche il marxismo nella sua escatologia immanentistica ha il peccato originale, individuato nell’affermazione della proprietà privata; ha le sue sacre scritture nelle rivelazioni Marx, Engels e Lenin; ha la sua Chiesa, rappresentata dal Partito Comunista ….” Giovanni Codevilla (Corriere della Sera)

Visto da un liberale“…. nella teoria marxista, pur impastata da ingredienti incontrollabili, vi erano nuclei scientifici da cui discendevano predizioni controllabili dai fatti. Ma ecco che, “invece di prendere atto delle confutazioni, i seguaci di Marx – scrive Karl Popper – reinterpretano sia la teoria che i dati per farli concordare…” Dario Antiseri (Corriere della Sera)

MARX cita SHAKESPEARE:  da IL CAPITALE  – Libro I –  Merce e denaro : “…. Oro? Giallo, luccicante, prezioso oro? …….. Orsù dunque, maledetta mota, comune bagascia del genere umano che metti a soqquadro la marmaglia dei popoli, io voglio darti il tuo vero posto nel mondo (SHAKESPEARE, Timone d’Atene, [Scena III, Atto IV, trad. E. Montale]).

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