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E ti chiamaron matta

8 maggio 2019

Storie di manicomi vecchi e nuovi
raccontate da Ascanio Celestini e cantate da Alessio Lega
con Ascanio Celestini, racconti
Alessio Lega, voce e chitarra
Rocco Marchi, suono, basso e carabattole varie

Lo spettacolo

Ascanio Celestini è da sempre il poeta e il narratore teatrale della marginalità. In particolare, alla salute mentale e alle sue storie di repressione ha dedicato uno spettacolo, un libro, un film: “La pecora nera”.
Alessio Lega – cantastorie libertario – al medesimo tema giusto dieci anni fa aveva dedicato un CD e un concerto itinerante: un progetto che ridava voce al singolare disco di Gianni Nebbiosi “E ti chiamaron matta”. Inevitabile che i due – che sovente hanno incrociato storie e chitarra per teatri, festival, nelle strade e nei luoghi stessi del disagio – si incontrassero anche su questo tema.
Ne è nato uno di quei loro recital inclassificabili, nel quale non si sa dove finisca la chitarra e inizi l’affabulazione acuta, disturbante e irresistibile.
Prendendo spunto dalla nuova edizione del libro/CD “E ti chiamaron matta” – che col caso Mastrogiovanni arriva a parlare di oggi – i nostri due cantastorie in questo spettacolo rendono omaggio a Franco Basaglia, nel quarantesimo anniversario della legge che porta il suo nome.
Ascanio e Alessio assicurano che quel vecchio raggio di luce è ancor oggi un motivo di ottimismo e di orgoglio, e che la cosiddetta follia è un dramma nel quale si ride molto.

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