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Questo è il tempo in cui attendo la grazia

3 novembre 2019

Omaggio a Pier Paolo Pasolini
Questo è il tempo in cui attendo la grazia
da Pier Paolo Pasolini
drammaturgia Fabio Condemi, Gabriele Portoghese
regia Fabio Condemi
con Gabriele Portoghese

Lo spettacolo

Un omaggio a Pasolini a firma di Fabio Condemi e Gabriele Portoghese che ci portano nei luoghi che hanno segnato l’esistenza del poeta friulano. Un viaggio a ritroso che parte da Ostia, terra della sua tragica morte, e finisce nella regione della sua infanzia passando per Roma, protagonista indiscussa dell’immaginario poetico di Pier Paolo Pasolini.
Nel 1941, mentre imperversa la guerra, un giovane di diciannove anni, iscritto alla facoltà di lettere di Bologna scopre la poesia moderna, da Hölderlin a Montale e segue i seminari di Roberto Longhi su Giotto, Masaccio e altri pittori fiorentini, vere e proprie ‘’folgorazioni figurative’’ per quel giovane poeta che gioca anche come attaccante nella squadra di calcio dell’università. Questo ragazzo è Pier Paolo Pasolini che in una lettera al suo amico d’infanzia Franco Farolfi scrive: «[…] Allora ho pensato come sia bella l’amicizia, e le comitive di giovani ventenni che ridono con le loro maschie voci innocenti, e non si curano del mondo intorno a loro, riempiendo la notte delle loro grida […] Ho visto (e me stesso vedo così) giovani parlare di Cézanne, e pareva parlassero di una loro avventura d’amore, con uno sguardo scintillante e turbato […]». In lui convivono la gioia intellettuale e quella dei sensi in netta opposizione con i tempi repressivi e magniloquenti del Fascismo imperante. Scrive Georges Didi-Huberman nel suo saggio Come le lucciole: «Tutta l’opera letteraria, cinematografica e persino politica di Pasolini sembra attraversata proprio da questi momenti di eccezione in cui gli esseri umani diventano lucciole – esseri luminescenti, danzanti, erratici, inafferrabili e, come tali resistenti – sotto il nostro sguardo meravigliato». Pasolini vedrà man mano mutare e degradarsi sotto il potere dei consumi questa umanità luminosa che lui disperatamente amava. In un articolo scritto poco prima della sua uccisione, nella notte tra l’1 e il 2 novembre del 1975 presso l’Idroscalo di Ostia, userà la struggente immagine della scomparsa delle lucciole nelle città e nelle campagne a causa dell’inquinamento per decretare il compimento del ‘mutamento antropologico’ operato dall’ideologia edonistica del nuovo potere con le sue luci accecanti che impediscono di vedere i bagliori particolari e fragili di questi animali notturni. «Che cosa intendiamo fare? Che cosa stiamo sognando? Non è un’agiografia quella che ci apprestiamo a compiere a Ostia, a Roma e a Pordenone. Piuttosto un avvicinamento. Ai luoghi e ai sensi di Pier Paolo Pasolini attraverso le sue parole sempre poetiche e profetiche», raccontano Fabio Condemi e Gabriele Portoghese, autori di questo viaggio a ritroso che parte dal luogo della sua tragica morte e finisce nella regione della sua infanzia friulana passando per Roma, che con le sue contraddizioni e la sua bellezza è protagonista indiscussa di tanta produzione pasoliniana.

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