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Ragazzi di vita

di Pier Paolo Pasolini
drammaturgia Emanuele Trevi
regia Massimo Popolizio
con Lino Guanciale
e Sonia Barbadoro, Giampiero Cicciò
Verdiana Costanzo, Roberta Crivelli
Flavio Francucci, Francesco Giordano
Lorenzo Grilli, Michele Lisi
Pietro Masotti/Laurence Mazzoni
Paolo Minnielli, Alberto Onofrietti, Lorenzo Parrotto, Silvia Pernarella
Elena Polic Greco, Francesco Santagada,
Stefano Scialanga, Josafat Vagni, Andrea Volpetti
foto di Achille Lepera

Lo spettacolo

Premiato dal puntuale tutto esaurito delle platee durante la sua lunga tournée italiana e salutato da uno straordinario successo di critica e di pubblico, Ragazzi di vita torna a far muovere sul palco dell’Argentina lo struggente sciame dei ragazzi di borgata nati dalla penna di Pier Paolo Pasolini. Un vero e proprio kolossal di vitalità anarchiche per restituirci le pagine di un’Italia vivida e impulsiva, furiosa e dolente, travolgente nel suo spregiudicato pudore.
Con tre premi alla regia per Massimo Popolizio (Ubu, Critica e Le Maschere) e alle spalle una lunga tournée italiana salutata da un successo straordinario e dal tutto esaurito delle platee, torna Ragazzi di vita, vero e proprio kolossal di vitalità anarchiche che fa muovere su un palcoscenico nudo lo sciame struggente dei “borgatari” di Pier Paolo Pasolini. Nato nel 2016, a quarant’anni dalla morte del grande intellettuale e genio poetico, lo spettacolo è stato il primo adattamento del romanzo per il palcoscenico con la drammaturgia di Emanuele Trevi, che restituisce con aderenza il lirismo e la ferocia della lingua pasoliniana, un dialetto romanesco inventato.
Divenuto fin dal suo debutto un caso teatrale, potente e comunicativo, preso d’assalto da un pubblico entusiasta ampio ed eterogeno, Ragazzi di vita continua a portarci dentro le pagine di un’umanità vivida e dolente attraverso la speciale energia scenica dei diciannove interpreti dei giovani sottoproletari, nella loro furiosa, impulsiva, struggente lotta con la quotidianità.
A restituire la vitalità travolgente di quel piccolo popolo di ragazzi, protagonisti del primo romanzo che Pasolini scrisse nel 1955, è la regia sapiente di Popolizio che miscela ironia e durezza, spregiudicatezza e pudore, in un affresco polifonico sul quale il “narratore” Lino Guanciale si aggira come uno “straniero” in visita, mediatore fra platea e palcoscenico, filo conduttore di tutte le storie. “Racconti di vite” con cui Popolizio ci restituisce il grottesco di questo sciame umano che dai palazzoni delle periferie si sposta verso il centro: «Ho cercato di dar vita ad uno spettacolo corale in cui gli attori vengono proiettati in situazioni che si passano da testimone a testimone, e in cui i vari pezzi sono assemblati da un furore collettivo che fa da collante allo svolgersi della storia. Una drammaturgia che non ha una base psicologica, bensì realistica, per rimandare a un certo modo di dire e di essere di una determinata Roma».

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