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A causa dell’interruzione di corrente elettrica da parte dell’ARETI
nella zona circostante il Teatro Argentina, il botteghino del teatro
aprirà alle 19.00. Lo spettacolo delle ore 20.00,
The Circle Mirror Transformation avrà una regolare programmazione.

Circle Mirror Transformation

3 – 14 giugno 2026

di Annie Baker
traduzione Monica Capuani e Cristina Spina
regia Valerio Binasco
con Valerio Binasco, Pamela Villoresi, Alessia Giuliani,
Andrea Di Casa, Maria Trenta

 

A causa dell’interruzione di corrente elettrica da parte dell’ARETI nella zona circostante il Teatro Argentina, il botteghino del teatro aprirà alle 19.00.
Lo spettacolo delle ore 20.00, The Circle Mirror Transformation avrà una regolare programmazione.

Lo spettacolo

Circle Mirror Transformation di Annie Baker parla di uno sparuto gruppo di allievi, quasi tutti di mezza età e oltre, di una piccola scuola di recitazione “rurale”, per dilettanti, in cui non succede quasi niente. A partire dal loro primo giorno di scuola, stiamo tutti a guardare cosa potrebbe succedere: ma con calma, come un viaggiatore guarda fuori dal finestrino, senza percepire intimamente il paesaggio. Intanto il treno va. E noi con lui. Dove? Ogni esperienza artistica è un viaggio, si sa. Questo viaggio mi riguarda, perché uno spettacolo è comunque un pezzo della tua vita, e forse del tuo destino. E riguarda anche i personaggi del testo, perché quando ti iscrivi a un corso di teatro, anche se non vuoi fare l’attore o l’attrice, anche se lo fai tanto per far qualcosa, lo sai bene che sarà un viaggio: dentro di te e dentro gli altri che incontrerai. E allora mi domando: perché ho scelto questo testo? Cosa ci sto andando a fare? Cosa ci stanno andando a fare i personaggi alla scuola di Marty? Che viaggio rappresenta per loro? Cosa cerca uno spettatore? Circle Mirror Transformation è principalmente uno spettacolo per attori: è fatto quasi totalmente di personaggi e di recitazione, e di pochissima regia. Dal punto di vista della recitazione il teatro di Annie Baker assomiglia a qualcosa che ho incontrato tante volte, che in genere si chiama minimalismo, ovvero una scrittura più “sintomatica” che descrittiva. Per dire in breve cosa sia la recitazione sintomatica, potremmo dire che dei personaggi vediamo solo quel che fanno e ascoltiamo quel poco che si dicono. La parte più profonda della loro vita la possiamo solo intuire. È la parte immersa dell’iceberg, che non vedremo né ascolteremo mai.

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